soluzioni a misura di bambino

capricci?

 Quando il mio bambino aveva poco meno di due anni mi sono trovata ad affrontare degli ostacoli che parevano insormontabili: capricci e continui scontri di volontà. Erano scogli che non riuscivo a superare.

Gli strumenti educativi che usavo allora –stabilire dei limiti ragionevoli, applicarli con coerenza, invitare il mio bambino a fare una pausa di riflessione nella sua camera finché non fosse in grado di comportarsi meglio (time out) e sì, confesso, anche gridare, quando la mia frustrazione raggiungeva il limite… Tutto ciò aveva soltanto generato dei circoli viziosi da cui non riuscivo ad uscire.

Per quanto non me ne rendessi conto allora, avevo altri due strumenti nella mia “cassettina degli attrezzi educativi”. Il primo era l’elusione strategica: evitare tutto ciò che potesse far scattare un capriccio – nel nostro caso centri commerciali, amici e parenti all’ora della nanna, viaggi lunghi in macchina. Il secondo era l’analisi dell’umore, per intenderci un qualcosa del tipo: “Se sembra di cattivo umore, per l’amor del cielo stai lontana dalla gente”. Quando capitava che il mio bambino facesse capricci in pubblico mi sentivo giudicata e, allo stesso tempo, il modo in cui certe persone ridevano di lui, come fosse un pagliaccio al circo, mi feriva.

La mia strategia di gestione dei capricci quindi suonava un po’ così: “Evita qualsiasi cosa possa innescare un capriccio, osserva il suo umore, stabilisci delle regole chiare e razionali e mettile in pratica, sii gentile, mantieni il controllo”.
A me pareva una strategia piuttosto avanzata, a dir la verità. Ad ogni modo, non c’era verso: non funzionava. Capricci e conflitti crescevano in numero ed intensità, ed io iniziavo a sentirmi stanca, disillusa, priva di energie, e, nei momenti più bui, un fallimento come mamma.

Amavo il mio bambino con tutto il cuore, e pure con gli studi in pedagogia e l’esperienza lavorativa nell’ambito dell’infanzia non riuscivo a trovare un modo per gestire i capricci che preservasse la sua salute psicologica, la mia salute psicologica e la nostra relazione.

Le sue urla mi perforavano il cervello, le sue lacrime mi creavano un vuoto nello stomaco e mi trattenevo a malapena dal gridare: “Smettila per l’amor di dio, mi stai facendo impazzire”. A volte rabbia e frustrazione erano tali da farmi venir voglia di dargli una sberla o portarlo nella sua cameretta, chiudere la porta dietro di me e andarmene nella parte più lontana della casa, dove grida e pianto non mi potevano raggiungere.

E’ a quel punto che ho pensato “Ci deve essere un modo migliore di questo”. Mi rifiutavo di arrendermi all’idea di dover usare paura, isolamento o punizioni corporali per crescere un essere umano. Mi sono messa alla ricerca di strumenti, teorie, risorse ed esperienze di vita reale che mi mostrassero una via.

Quel che ho scoperto ha cambiato la vita della nostra famiglia.

I capricci sono uno sfogo intenso e scomposto di tensione emotiva, in particolare di frustrazione, che a noi tutti capita di avere: tutti facciamo i capricci.
Noi grandi in genere diciamo che abbiamo “perso le staffe” o “sclerato” quando ci capita, e tendiamo ad attribuire la causa della nostra legittima frustrazione ad un qualche torto subito. A noi adulti tuttavia non capita così spesso di perdere il controllo: fra grandi e bambini ci sono delle importanti differenze sia nella qualità che nella quantità degli episodi di sfogo emotivo, differenze che dipendono dal diverso livello di sviluppo del nostro cervello.

Il cervello di un bambino di due anni non è abbastanza sviluppato da essere in grado di modulare l’intensità di uno sfogo emotivo. La corteccia prefrontale, quella parte del cervello che permette di regolare le emozioni, raggiunge piena maturità dopo i vent’anni.  Il cervello di un bambino nei primi anni di vita non è assolutamente in grado di regolare emozioni intense.
Mettiamola così: i bambini piccoli hanno una specie di interruttore delle emozioni che può essere solo su “On” o “Off”. Noi grandi invece abbiamo, per così dire, un dimmer, quell’interruttore che ti permette di regolare l’intensità.
Quando tutto va bene e l’interruttore è spento, i bimbi sono tranquilli e contenti, giocano bene con genitori, amici e fratelli e si comportano bene. Quando succede qualcosa che fa scattare l’interruttore su “On”, allora tutti i grandi o piccoli dispiaceri -frustrazioni, tensioni, dolore, delusioni- che i bambini hanno accumulato li travolgono all’improvviso, come un fiume in piena dopo mesi di pioggia.

Magari il vostro bambino- come Tommi il figlio di una mamma che conosco- ha dormito male di notte. Poi al mattino arriva la zia Marta, ma quei bei dolcetti che ha portato non si possono toccare perché il dottore ha detto di evitare il glutine. Poi succede che mamma passa il tempo a parlare con la zia, invece di giocare con lui. E quando la zia se ne va è l’ora di mangiare, ma la pappa  non è abbastanza, Tommi ha ancora fame. Bisogna andare di corsa al supermercato. Non appena mamma fa per allacciare la cintura nel seggiolino auto, Tommi non ne vuole sapere: grida, scalcia e piange. La cintura è un po’ come l’ultima goccia che fa traboccare il vaso: tutta la frustrazione che Tommi ha accumulato durante la mattina si scarica in quel momento.

Quando i bambini fanno i capricci non ce l’hanno con noi: semplicemente, diversamente da noi adulti, non hanno ancora un sistema di regolazione dell’emozione- il nostro dimmer. Hanno soltanto un interruttore di base, e non sono ancora capaci di controllare neppure quello. Un innesco attiva l’interruttore e loro scattano, piangono e urlano, sbattendo le braccia e scalciando, gridando come dei pazzi. Anche se potrebbe sfiorarci il dubbio, non è uno spettacolo messo in piedi per manipolarci. E non è contro di noi.
Un bambino che fa i capricci si trova nel mezzo di un uragano emotivo che non è in grado di controllare, o spiegare.

Cosa possiamo fare allora, per gestire i capricci? Una soluzione poco conosciuta ed estremamente efficace è ascoltare il nostro bambino, mentre si trova nel pieno della sua tempesta emotiva.
Nell’esempio di prima lo sfogo emotivo scatta quando mamma allaccia la cintura. Mamma Silvia si siede vicino a Tommi, fa di tutto per rimanere calma e serena, e lo ascolta con empatia mentre il bambino piange e grida. Ogni tanto gli dice qualche parola, con calore e gentilezza: “E’ un momento difficile, sono qui con te”. Ferma i pugnetti quando stanno per colpire il vetro, perché Tommi non si faccia male. “Mi dispiace che dobbiamo uscire proprio ora”. Lascia che lui si sfoghi, che gridi e pianga. “Sono qui con te, Tommi”.

Tommi è un po’ come un timoniere inesperto su una barca a vela. Quando arriva la tempesta, preso dal panico, grida con tutto il fiato che ha in gola. Nessun ragionamento che gli si possa fare riuscirà a fermare la tempesta. Possiamo essere il suo faro: fare luce nel buio, essere il porto sicuro in cui può mostrare le emozioni più oscure, la presenza amorevole che lo libera dalla paura.

Possiamo rimanere saldi, calmi e presenti, mantenere il nostro bambino e noi stessi al sicuro: tenergli gentilmente la testa se è possibile che si possa fare del male sbattendola a terra, assicurarsi che braccia e gambe non colpiscano nessuno – inclusi noi e se stesso. Dire poche parole, in un tono dolce: “E’ un momento difficile. Sono qui con te”. Lasciare che trovi conforto in noi, ed anche una coccola, una volta che la tempesta è passata.

Può sembrare un controsenso, lo so. Ma funziona. E intendo dire che funziona seriamente, non nel modo in cui funzionano il time-out o gridare.

Funziona perché il nostro bambino impara a fidarsi di noi come guida quando si sente perso. Impara che lo amiamo nei suoi momenti bui. Impara a non aver paura delle sue emozioni intense, perché sono transitorie. Impara che c’è una via d’uscita dall’oscurità, e costruisce un sentiero verso la luce nello spazio protetto che creiamo per lui.
Funziona perché stiamo creando le fondamenta di autostima, amore di sé, regolazione emotiva, resilienza.

E oltretutto funziona perché i capricci diminuiscono in numero ed intensità, fino a diventare rari episodi che nella maggior parte dei casi si possono prevedere.

Articolo di Sabina Veronelli

Originariamente pubblicato in lingua inglese su www.handinhandparenting.org

Rimanere insieme ad un bambino che fa i capricci, ed ascoltarlo con empatia, può essere un’impresa difficile per molti di noi. Puoi trovare risorse e supporto in questa sezione

 

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